gite nell'immaginario.


io
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febbraio: 2012
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(per ora non funzionano!)
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    Io

    In effetti qui ci andrebbe una specie di biografia, ma sinceramente: chi se ne frega?
    “Uno di quei tizi che si affannano a cambiare il mondo prima di crepare.” Fine.

    Eventualmente cambiarlo in peggio.
    Anche solo i colori delle ciabattine Ikea. Almeno un colore delle ciabattine Ikea.
    Sai cosa mi servirebbe davvero… Mensole sinaptiche. Non lo sopporto il casino dentro: se medito sull’essere mi si para davanti il culo di una ex; verso i Kellogg’s Special Key e mi imbambolo con la schiena appoggiata al faro di Virginia Woolf. Se avessi nella testa qualche mensola, invece, potrei veramente mettere a posto le cose, su questa ad esempio ci vanno le robe fredde: il latte dei Kellogg’s, ormai, tutto Kant, i versamenti F24, gli F16 con le ali a geometria variabile, il cadavere di mio nonno che ho palpato di nascosto all’obitorio.
    Di fronte, la più parte delle mensole fissate all’emisfero destro sostengono i panni dei ricordi: il telo giallo del primo bacio sulla spiaggia di notte (un’indimenticabile frivola biondina della bilancia, il mio peggiore migliore amico, e io che ascolto il lungo silenzio del loro bacio), accanto ripongo la cesta della maglieria onirica e poi le lettere di quando ancora si scrivevano le lettere.
    Quarantuno anni. E’ pazzesco, dov’ero nel frattempo?
    E’ che alla vita non riesco a starci dietro. Sono lungo a pensare.
    Quarantuno, e non ho ancora salvato la vita a nessuno, cazzo.
    L’unica mia scusa è l’avere avuto un’idea geniale, ma veramente geniale, e adesso vado a spiegartela: se concentro tutti i miei rimuginamenti, le voglie, i ricordi e i libri che mi hanno posseduto in un’unica opera totale, un’unica opera da qui a quando muoio, quest’unica opera non potrà che necessariamente essere il massimo di quello che posso offrire, non sei d’accordo? Non importa se sono un mediocre ribelle, uno sfigatissimo web-designer (che si scrive senza umlaut) perché io potrei essere l’artefice della più colossale merda mai prodotta da mente umana priva di mensole. Una sola opera, furiosamente sognata e minuziosamente ponderata.
    Una in tutta la vita.
    Ho iniziato a scriverla nel 1996, durante il servizio civile a Civezzano, provincia di Trento, dopo aver perso la fede in Gesù Cristo ma ritrovato Candy Candy.
    Negli ultimi anni sto ritoccando le prime mille pagine: ci tengo a un buon incipit.

    www.ingranaggiadamore.it

    Se per pietà buttassi un occhio alle prime due pagine, poi mi farebbe davvero piacere che mi mandassi un ciao (o un vaffanculo) cliccando su ‘scrivimi’ in alto a sinistra).

    Profilo Facebook di Yuri Radaelli
    Yuri Radaelli in Google+ (Plus)

    Tu
    Se non lo sapevi, sei una persona riflessiva e disincantata.
    Intendo dire che, con una certa supponenza, immagino il raro lettore di queste pagine come un appartenente alla ristrettissima nicchia delle persone che rifiutano le spiegazioni facili, eppure non mollano: sarà autolesionismo, ma alle spiegazioni complesse finisce che ci si prende gusto…

    Perché devi essere critico mentre leggi i miei testi
    Innazitutto perché non sono un intellettuale di professione e faccio parte ‘del popolo’, e poi perché non ho titoli accademici eccetto una modesta laurea in filosofia. Inoltre, perché nutro delle simpatie: abbraccio l’umanesimo scientifico di Bertrand Russell, sono metodologicamente scettico e liberal progressista. Perciò ti esorto a considerare le pagine che stai leggendo soltanto come spunti per costruirti la tua opinione, che magari finirà per essere radicalmente opposta alla mia o coincidentalmente simile, ma il cui intrinseco valore sarà dato dall’essere un’opinione ponderata.

    Perché spero che tu creda nella mia buona fede
    Voglio che tu sappia che sto dedicando le mie energie a quest’opera (intendo scibile &Co.) con un pizzico di compiaciuto eroismo, perché a dispetto delle conseguenze (vessazioni fiscali, minaccie e denuncie civili) che continuerò a subire, non cederò a nessuna forma di ricatto tesa a dissuadermi dal trattare argomenti scomodi a qualche cordata ideologica.

    Arringa moralista indirizzata agli intellettuali di professione
    Per me l’onestà intellettuale è un imperativo categorico. Una volta, un barone universitario mi ha detto: «è facile essere onesti, per gli sfigati come te!» Sembrerebbe così, in effetti mica è in ballo la mia carriera, ho solo un umile lavoro di web designer… «Invece -continua il barone- mettiti un po’ nei panni di un Messori o di un Marcello Pera, la cui carriera dipende necessariamente da un’attenta diplomazia e compromessi con quelli che contano per ottenere audiens o il favore del direttore di una testata.» Questo il senso del discorso.
    Scusa ma perché? Che qualcuno li costringe a essere ricchi e famosi? Col cavolo che faccio sconti ai potenti! Secondo te un chirurgo è esentato dal giuramento di Ippocrate, quando diventa famoso? Sono fermamente convinto che tutti coloro i quali si credono o vengono considerati intellettuali, da un senatore fino all’ultimo “sfigato” come me, si trovano di fronte alla stessa identica scelta: da una parte la dignità intellettuale, dall’altra una servitù conveniente. Sì, anche io ho spesso dovuto scegliere! Magari la mia convenienza era minima in termini assoluti, ma non rispetto al mio status sociale: fare un articolo pro israeliano sul sito di un facoltoso cliente, cedere a una proposta legale di conciliazione e cancellare da una pagina un nome famoso…
    Anche le formiche nel loro piccolo vengono concusse.

    Come riconoscere un cortigiano?
    Niente di più facile:

    A) l’intellettuale disonesto si dichiara assolutamente onesto

    B) ma caso vuole che ometta con leggiadria i fatti che mettono a disagio il suo capo

    C) se dimostri che ha un guinzaglio al collo, si incazza e ti querela

    D) quando non può negare l’evidenza dei fatti, li minimizza (la shoà uccide quattro gatti, l’inquisizione giusto un paio di facinorosi)

    E) e comunque il suo capo non centra (la Chiesa è fatta di peccatori ma la sua dottrina rimane rivelata, Stalin ha sterminato i kulaki, ma è colpa del capitalismo che lo costrinse ai piani quinquennali, eccetera)

    Siamo talmente avvezzi a questa spregiudicatezza intellettuale (il capostipite fu il simpaticissimo Alcibiade) che non ci scandalizza più. Se invece usassimo con generosità il cestino di windows, una volta fatta pulizia della più parte dei nomi altisonanti che dribblano, minimizzano o scagionano i propri capi, scopriremmo tanti giornalisti, storici o sociologi intellettualmente onesti, anche se magari non vengono coperti d’oro e di gloria.
    Eh già: la dignità non è gratis.

    Le mie idee invece sì
    Puoi tranquillamente copiare e copincollare tutti i miei testi, se la cosa ti è utile. Puoi anche farci soldi, se la cosa ti riesce. A me basta che mi citi o mi linki: ogni mille parole, diciamo, mettici un “questi deliri li sostiene tal Yuri Radaelli” oppure meglio ancora: “altri deliri così li trovi qui, vuvuvupunto: ingranaggi-e-menate-varie puntoitì”
    Perché i nostri ragionamenti e personaggi, per quanto stupidi e banali, sono come figli: crescano pure liberi, purché ci dicano un grazie papà.





    Yuri Radaelli sostiene l'umanesimo laico

    Costituzione, art. 21
    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione


    Blog protetto dallo 'Scudo della Rete'

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