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febbraio: 2012
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(per ora non funzionano!)
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    L’intelligenza emotiva.

    Nel mio pantheon, Giuliano Ferrara è il genio del male.
    Genio, sicuramente: coltissimo e a conoscenza dei sottofondi più segreti della storia, esperto dialettico, graffiante giornalista.
    Del male, perché il suo intelletto è al servizio di una corona per il proprio successo.

    Opinione personale sulla base di indizi, non teoria scientifica basata su fatti.

    L’indizio numero 1 è che ha cambiato radicalmente pensiero, da Lotta Continua fino a Teocons sempre in perfetta sincronia con il mainstream. Se in un domani fantastorico (e più raccapricciante dell’attualità!) l’Italia fosse governata da uno sceicco, avrebbe una kefia sul capo e l’occidente al centro dei suoi strali.
    Ciò che mi spaventa, di lui, è la furia con la quale sbrana. Cattivo è colui che è schiavo. Ferrara è schiavo della sua voracità del successo, che lo rende scanzonato nel saltare sulla cordata vincente, e nel quantempo inflessibile assolutista a proclamare un’unica verità contro gli imperi del male: gli invisi a chi regna.


    Come è possibile che un uomo così dotato intellettualmente soffra di obesità?

    Trovo volgare, che venga deriso per questo: è un giornalista, e come tale va giudicato per quello che dice o per le azioni politiche, non per le sue debolezze personali.
    Se ne parlo, quindi, è soltanto per suggerirti di osservare come un’immensa cultura, una rara intelligenza e il successo, non portano necessariamente a sviluppare una personalità emotivamente matura e una vita sana. Si potrebbe fare lo stesso esempio per gli idoli del rock bruciati dagli stupefacenti o gli artisti spenti dall’AIDS.
    La dipendenza da comportamenti squilibrati non va però stigmatizzata per il piacere che comporta, ma solo per la schiavitù, che comporta: se ad esempio un uomo di successo potrebbe permettersi l’uso di cocaina e, con l’opportuno autocontrollo e il denaro garantirsi una vita comunque libera e lunga, avrebbe a mio parere raggiunto – in questo – un completo successo feliciologico.

    A scrivere è una persona nicotinadipendente.

    Ho smesso di fumare sigarette e uso da due anni la pipa a vapore, un apparato elettronico in grado di fornirmi il piacere del fumo e la nicotina senza combustione, quindi limitando la nocività alla sola nicotina. Mi considero furbo, ad aver scelto la pipa elettronica: posso godermi il fumo con danni estremamente limitati.
    Ma non libero: sono schiavo di un vizio.
    E questo mi pone non sopra, ma a fianco di Ferrara: sono simile a lui nella sua debolezza, mentre ben al di sotto di lui, volendo fare sterili confronti, in quanto a cultura e intelligenza.
    Ti ho fatto questa confessione non per persuaderti delle mie opinioni, ma solo nella speranza di essere meno ipocrita possibile. Dammi pure del cretino, dello sfigato, del narcisista o dell’ignorante.
    Ma non dell’ipocrita.
    Nessuna offesa mi ferirebbe di più.





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