6 Novembre
Ho fatto una scoperta geniale per l’intera umanità.
Ho fatto una scoperta geniale e di grande portata.
Solo che forse è già stata scoperta e finalmente ci sto arrivando anch’io, come quando vinsi la maratona piazzandomi 3928esimo. Ma hai poco da ridere: una maratona non è niente al confronto di cosa ti aspetta se per masochistico puntiglio ti proponi di leggere questa pagina fino all’ultima riga.
Orpo ho mangiato una scimmia.
Prima di presentartela faccio un salto lì. Oplà: sei un essere umano seduto in una stanza e stai interpretando parole, c’ho preso? Un tempo asincrono ci separa (mentre stai leggendo, il presente in cui sto scrivendo fa ormai parte del passato) ma per fortuna lo spazio semiologico ci riavvicina. Che poi, ‘fortuna’: aspetta di vedere dove stiamo andando…
Mentre leggi il tuo Io sta ragionando per trasformare parole in significati e quindi giudicarli alla luce delle tue convinzioni. Partiamo da questa attività che stai facendo interiormente: quando siamo vigili produciamo un flusso di coscienza.
Perché si chiama flusso? Perchè si dipana nel tempo e muta continuamente come il flusso d’acqua del rubinetto; oppure come il flusso luminoso di una torcia elettrica che ci immaginiamo fioco, stretto o abbagliante ma comunque sempre acceso. E siccome sono lì con te, tu chiedi pure che vedrai che ti rispondo.
- Perché sempre acceso?
Vedi un po’ se riesci a essere cosciente di uno stato di incoscienza, e poi me lo spieghi. Salvo un paio di ricreazioni in fase R.E.M., passi giusto quelle 6 ore ogni giorno dormendo un sonno senza sogni: il momento dopo che ti sei addormentato scorazzi in qualche sogno, dopodiché ti svegli.
Attenzione! Battaglione!
La direzione in cui puntiamo la torcia corrisponde all’attenzione: possiamo dire che l’attenzione seleziona i dati da considerare, ma viene sollecitata dagli stimoli che riceviamo, che soggettivamente chiamiamo percezioni e emozioni.
Percezioni e emozioni non sono poi così differenti, a ben riflettere: se consideriamo le emozioni come l’affacciarsi alla coscienza dei bisogni, possiamo considerarle, seguendo alcuni neuroscienziati, percezioni interne.
Diciamo allora che, sentiamo un rumore (tu fai conto che nella metafora i rumori rappresentino tuttitutti gli stimoli) allora dirigiamo la torcia verso la fonte e illuminiamo gli occhi sbarrati di un gatto: il flusso di coscienza ha spostato l’attenzione verso lo stimolo.
A questo punto scatta il core-system dell’Io, cioè tutta una batteria di rotelline che si occupano di interpretare, cioé rielaborare che so, lo stimolo sgnak in una serie di nozioni meno demenziali (quello non era un gatto ma i fari del tir che mi ha spappolato). Le rotelline sono logico-creative: l’analisi è una scomposizione mentre l’immaginazione è una ricomposizione. Nella nostra metafora, l’interpretazione potrebbe corrispondere a regolare il raggio di luce della giusta ampiezza e intensità.
Naturalmente l’attività interpretativa si avvale massicciamente della memoria per operare confronti, classificazioni o completamenti. E la memoria è la sedimentazione delle nozioni precedentemente elaborate. Se per capire nuove nozioni partiamo da parametri nati da nozioni, vorrà dire che alla nascita ci hanno dato dei campioncini omaggio.
- E’ nato prima il parametro o la nozione?
Ciò che possediamo fin dal sesto mese uterino è la spinta al soddisfacimento dei bisogni.
I primi parametri appresi si saranno sedimentati associando emozioni e percezioni a casaccio. Le emozioni sono la punta dell’iceberg dei bisogni primari, che all’inizio saranno stati: va tutto bene oppure c’è qualcosa che non va (e sarà meglio piangere), a cui penso debba aggiungersi un ancora di più vengono imprintate con le percezioni che accadevano simultaneamente (odori, colori, suoni). Di modo tale che, gli stimoli ricorrenti ricevono dei giudizi di valore, tali per cui se partiamo da un’esperienza associativa ricorrente:
A) stato = va tutto bene
B) percezioni = suono x, odore y, strana forma z davanti a me
A + B = C) si installa qundi il driver x + y + z è okey.
D) percezioni = suono x2
C + D = E) il suono x2 non so cosa cavolo sia ma è okey.
Così gli stimoli possono venire classificati in 3 iniziali categorie e si cominciano a differenziare i bisogni che, insaziabili, agguantano gli stimoli successivi per capire se sono buoni, cattivi o poco interessanti, vale a dire neutri.
Questa sovrapposizione di stimoli rafforza, rompe o completa le classificazioni precedenti rispondendo o meno ai particolari bisogni.
Come mai hai la guancia sul monitor, per caso ti sto annoiando?
Ma come, noi edifichiamo un reticolato di nozioni che permette di familiarizzare con il mondo e tu ti annoi? Che insensibile. Pensa a chi è più sfortunato di te e non possiede stati emotivi: la suzione di un angolo di tovaglia soddisfa quanto il pollice non è formulabile neanche da un IBM Blue da un milione di Therabyte. Con l’apprendimento linguistico si arriva all’astrazione, che permette di riconoscere i simboli, i concetti come spazio, tempo, causa, relazione e via dicendo. Alla fine si giunge a elaborare la nozione di esseri viventi, oggetti inanimati, eventi passati, sogni, idee, regole, valori, e uno spettro sempre più ampio e discreto di emozioni.
- Tutto questo per dire cosa?
Appunto, che la comprensione del mondo si innesta su un reticolato di riferimenti, o meglio: una griglia di parametri di giudizio originali, o meglio: un impianto valoriale. Ti garba o proseguo coi sinonimi?
Il cervello nel domopack.
Questa griglia di parametri di giudizio o impianto valoriale, infittendosi, se da una parte ci permette di interpretare gli eventi, dall’altra crea un filtro, uno schermo, o per usare un altro paragone, una pellicola semitrasparente che ci avvolge come tramezzini. Insomma, a prescindere da eventuali nozioni e parametri innati di origine genetico, certamente le prime esperienze associative calcificano diventando parametri. Nella metafora: fai conto che il raggio luminoso viene sì creato dalla lampadina, ma c’è una specie di occhio di bue che determina l’ampiezza del faro di luce.
- E se Yuri da piccolo fosse caduto dal seggiolone?
Si spiegherebbero tante cose, perciò: interpretando gli eventi alla luce dei parametri calcificati dagli eventi primordiali, simultaneamente li comprendiamo ma anche li distorciamo. Naturalmente, però, proprio perché questa guaina valoriale viene modificata dagli eventi successivi all’interno della sua finestra di imprinting, essa finisce per avere una sofisticatissima corrispondenza con il nostro ambiente, disfandosi di rappresentazioni diventate inutili (Babbo Natale e il fantasma del Dentino).
Questo viene chiamato mondo interiore, interno o rappresentazionale.
- Mi hai rubato le parole di bocca.
Il flusso di coscienza, quindi, filtra gli eventi attraverso il mondo rappresentazionale e contribuisce continuamente a plasmarlo, permettendoci di soddisfare i nostri bisogni (pulsioni e desideri) e autoconservarci, interagendo con l’ambiente fisico e sociale. Nella nostra metafora, quindi, scopriamo che il fascio di luce in realtà è fortemente polarizzato e getta sui fenomeni una luce caleidoscopica.
Adesso che siamo entrati in gabbia, cerchiamo i lucchetti.
A protezione della gabbia rappresentazionale ci stanno dei lucchetti. Il primo è il più importante: oltre alle esperienze naturali o immediate del mondo, fin dal grembo materno riceviamo un’educazione, cioè degli stimoli mediati da individui civili. L’imitazione prima e il riconoscimento dei codici simbolici poi, fa sì che il nostro mondo rappresentazionale assorba (attraverso i parenti) la cultura, cioé l’insieme di rappresentazioni condivise di un ambiente sociale.
- Ma la cultura che problema ti fà?
Se la natura e la cultura cooperano a formare il mondo rappresentazionale congiuntamente e fin dal primo momento, esse sono esperienze originariamente indistinte. Non so se hai già afferrato la portata del problema, vedrò di essere più esplicito: le regole sociali, anche le più arbitrarie, non vengono inizialmente recepite da noi aggiungendole sull’impianto valoriale, ma concorrono a plasmarlo. Cioé a creare il calco con il quale stabiliremo la verità, la bontà, la bellezza e ogni successivo giudizio. Kant chiama schema trascendentale quella parte strutturale dell’impianto valoriale composto dalle regole logiche. Esse sono condivise da tutti gli uomini, pare, o per cultura o per ereditarietà genetico funzionale.
- So tutto di Kant, lo tengo vicino in gabinetto, coadiuva il transito.
Ogni nostro giudizio razionale, quindi, impacchetta il dato - che Kant chiama noumeno - facendo sì che le nozioni astratte non siano lo specchio del dato (adeguatio intellectus ad rem) ma siano il fenomeno, cioé la rappresentazione del noumeno dentro le nostre categorie logiche. Ma il discorso kantiano va applicato a tutti gli elementi dell’impianto valoriale: alla memoria, alla fantasia, ai valori, alle emozioni stesse. Sia opinioni che valori e parametri sono forgiati nella cultura di origine.
- Tu no che sei schizo, ma io so distinguere i pensieri dalla realtà.
Va bene, tu pensi che oggi sei in grado di distinguere ciò che è la tua visione soggettiva e opinabile dal mondo reale; quindi con la crescita si impara a relativizzare i paradigmi. E’ vero, comunemente pensiamo di saper distinguere molto bene opinioni e fatti e più in generale il mondo esterno dal nostro Io: l’Io sono concetti e paradigmi, emozioni, fantasie, ricordi (che vengono chiamati qualia in filosofia della mente); il mondo esterno é un insieme di fatti oggettivi, cioé che vengono gettati in faccia (obiectus). Quando pensiamo, l’Io sta elaborando i fatti per cosmicizzarli (cosmos, da ordine).
E invece no, tié!
Tu non stai interpretando le mie parole: stai interpretando il tuo mondo interno. Tutto quello che ti circonda, la tua stanza, il monitor, il mio blog, io, l’America, la morte, pure Veltroni che sfiga, gli ibiscus, il mondo e l’intero universo sono oggetti del tuo mondo interno.
- Lo dici per stupire o davvero sostieni un tale delirio?
Vedi che confondi la realtà con i pensieri? Io ho usato parole, le parole indicano concetti e tutti i concetti stanno solo nella mente umana. I concetti non esistono nel mondodifuori, sono puro flatus vocis: la tua stanza eccetera sono le nozioni (i qualia) con le quali elabori dei segnali sensoriali. La sedimentazione di esperienze (sensazioni + stati emotivi) rende la guaina rappresentazionale sufficientemente sofisticata da adattarsi agli eventi in forma sempre più autoreferenziale: cioé confermando sempre di più la tua rappresentazione del mondo.
Uscendo dalla metafora: il mondo rappresentazionale non è quella parte di concetti che hai in testa e che sai di avere, ma tutto ciò a cui attribuisci un significato. Quello che tu consideri il mondo esterno, è già una fetta del tuo mondo rappresentazionale. Non c’è niente a cui tu possa pensare o immaginare che non sia una parte di te, come mirabilmente ha spiegato Schopenhauer nella sua unica opera.
Perciò tutto quello che tu chiami realtà, è una rappresentazione indistricabilmente mediata dalla tua cultura d’origine. tu non abiti il mondo: tu abiti una cultura che chiami il mondo.
- Voglio un esempio.
Non posso fartelo, perché non puoi capire nulla che non sia nel tuo mondo rappresentazionale, ma posso offrirti un’argomentazione per absurdum. Quando si innesta a un non udente l’impianto cocleare, per alcuni giorni rimane accucciato a terra in un angolo o cammina a carponi, per quanto prima avesse abitudini normalissime. Gli stimoli sonori sono al di fuori del suo mondo rappresentazionale perciò lo terrorizzano. Ecco: avresti esperienza di qualcosa che sta al di fuori della tua rappresentazione del mondo qualora tu fossi in preda ad un profondo terrore simile a panico. Forse solo l’esperienza di prossimità con la morte mette così a dura prova la tenuta dell’impianto coclea - ops: valoriale, che crediamo essere il mondo. Ed è per questo che molti, in prossimità con la loro imago della morte trovano un foro nella guaina rappresentazionale a cui non riescono a dar conto; ma proprio per questo, solitamente, rafforzano la tela tutt’attorno affinché la crepa non si espanda: il concetto di morte come ‘passaggio verso l’ignoto’ è infatti già una tessitura culturale; anzi, si pò dire che sia una delle prime testimonianze della presenza della cultura presso i primati. E certo non è un caso. Ma anche dire: ‘a me la morte non spaventa, è il dolore che temo’ è uno stratagemma per eludere l’angoscia di non risvegliarsi mai più per sempre. E questo è un buco nero in cui ogni significato e valore viene gelidamente risucchiato.
- E se la NASA ti crea una toppa megagalattica?
Esiste già: è l’anima immortale.
- L’esempio perfetto di masturbazione mentale?
Eccoti servito: mentre tu stai ponderando le mie parole alla luce del tuo mondo, stai trasformando il tuo mondo rappresentazionale in un oggetto di se stesso; cioé stai manipolando, all’interno della tua rappresentazione del mondo, l’oggetto mentale: la mia rappresentazione del mondo.
Fico, no?
- Vieni fuori, papà, che mi scappa! Scusa, tesoro, facevo metaconoscenza.
E questa potrebbe essere una via mentale estremamente proficua, perché, ragionando sul nostro rappresentarci il mondo, potremmo così imparare a confermare o dubitare della nostra rappresentazione qualora stridesse con le esperienze. E’ quello che si fa quando qualcosa che abbiamo sempre dato per reale, contraddetto all’improvviso da nuove nozioni, si rivela un interrogativo. In questo modo sarebbe tutto risolto: basterebbe cioè ragionare cartesianamente sui nuovi dati per essere certi di epurare dalla nostra rappresentazione ciò che è in palese contrasto con ilmondodifuori.
- Questo è ciò che hanno creduto i lumi, dico bene?
Esattamente. Ma avrai notato come le nozioni astratte implicano sempre una rappresentazione sensibile: quando pensi il numero 3, non puoi evitare di immaginarti tre oggetti o un numero tre nero o rosso; addirittura, quando rimugini tra te te, se ci fai caso noterai come ti suonino i pensieri in testa in parole interiori. Addirittura può capitare di sorprendersi a tendere lievemente la lingua ricalcando impercettibilmente i movimenti che fà per farci parlare. io l’ho scoperto solo a venticinque anni!
- Già, che triste vita, era prima. Quindi?
E quindi le nozioni astratte, il linguaggio, gli oggetti della fantasia vengono separati concettualmente, ma dentro di noi sono originariamente imparentati; ed è perciò possibile che intrattengano tutt’ora corrispondenze segrete. Che sia il linguaggio, che è cultura, a dare forma alla nostra visione del mondo lo abbiamo visto; qui si tratta di precisare che lo stesso esercizio del pensiero razionale, pur seguendo regole ferree, potrebbe essere influenzato dall’immaginazione; e quindi, ancora e inesorabilmente, dalla cultura di origine.
- A me sembra che emozioni e fantasia per te siano il Babau.
Nient’affatto. Ma per bere l’acqua non deve andare nei polmoni. Mettere in discussione il nostro mondo rappresentazionale, significa andare in crisi. Quando si viene lasciati da chi si ama inaspettatamente, si dice comunemente che c’è crollato il mondo.
Questo per dire che è facilissimo applicare conclusioni corrette da premesse indimostrate, perché abbiamo delle emozioni! Non è affatto scontato che una persona adulta e intelligente applichi il ‘dubbio metodico’: se concepire il mondo come una rappresentazione produce angoscia, è facile spiegare come una persona intellettualmente matura e razionale possa servirsi istintivamente proprio di ogni sofisticato ingranaggio razionale per difendere la propria rappresentazione, invece che per sgretolarla.
Ecco quindi che l’individuo è grato alla cultura se gli offre una rappresentazione del mondo coerente, ma non necessariamente congrua: cioè un sistema di elementi in relazione logica tra loro, ma non necessariamente attinente alla realtà. Forse troverai strano, questo, pensando che un sistema di credenze dovrebbe invece essere valutato anche sulla base della sua capacità di spiegare le esperienze, e infatti è così: solo che sono le esperienze a venire lette alla luce del sistema e non il contrario, quindi la congruità è solo una parte di coerenza del sistema stesso.
Sgombrando la mente con la meditazione si perviene all’illuminazione.
Si perviene a scoprire come il mondo materiale comprese le nostre amozioni sono vane apparenze come per l’orfismo e Giobbe (vanitas vanitatis). Per questo mi ha deluso scoprire che anche i monaci più assidui come Konciong Oser (10.000 ore di meditazione) e Matthieu Ricard, della corte del Dalai Lama, siano rimasti perfettamente convinti di doversi reincarnare per liberarsi dal Kharma. Si sono liberati dalle angustie dell’effimero, ma non hanno rinunciato a tappare il buco nero con una credenza consolatoria?
Le ideologie e le credenze religiose.
Funzionano esattamente così: ogni ragionamento compiuto dall’individuo che le ha abbracciate, per scelta o per cultura di origine, viene perseguito con lo scopo di inserire le esperienze all’interno di questo sistema, non per valutare il sistema. La santificazione del leader e i misteri della fede sono gli esempi a noi più vicini di rimozione del dubbio in difesa dell’integrità di un sistema di certezze.
Attenzione, che il sistema di credenze che tu hai, cioè che riconosci come tali, è solo una parte del tuo mondo di rappresentazione: le credenze più fantasmagoriche sono proprio quelle che tutti consideriamo ‘la realtà’, emanazione più diretta dell’impianto valoriale. Esempietto? La tua mente sa bene che ‘le cose non esistono’: basta aprire un manuale di chimica del liceo per ricordarci che l’universo è fatto per 3/4 di materia oscura (e già il nome è un programma) il resto è composto principalmente da idrogeno, poi dagli altri 112, mi pare, elementi di Mendeleev. Questi elementi sono fatti delle stesse particelle: e che siano bosoni o neutrini, gira che ti rigira, alla fine sono cariche elettromagnetiche, cioé campi di ‘forza debole’. Insomma viviamo in un mondo che interpretiamo come dotato di forme distinte e permanenti ma, avvicinandoci, lo vediamo dissolversi come banchi di nuvole, inceppando qualunque nostra capacità rappresentativa.
- E infatti anche la scienza crea dei sistemi.
E anche la scienza, quindi, diventa per alcuni un sistema di credenze da difendere, come fanno i positivisti, e non da mettere continuamente in discussione. Per questa ragione, l’epistemologia trovò in passato dei simpatici compromessi, come nota Thomas Kuhn: un sistema viene conservato e applicato nonostante i suoi paradossi fintanto che le prove a suo favore siano semplicemente “più numerose”. Attualmente, gli scienziati più coraggiosi, tendono invece a manipolare i sistemi scientifici (newtoniano, relativistico, quantistico) come degli strumenti intercambiabili a seconda degli ambiti e dei risultati, cioè a non attribuirgli valore filosofico.
- E’ una posizione quantomeno relativista.
Chiariamo bene: la scienza è quel sapere che procede verificando i propri assunti sperimentalmente, quindi è il sapere più razionale che abbiamo. E’ la razionalità del reale a non poter essere dimostrata, perché non si può usare nelle premesse ciò che si intende ancora dimostrare (petitio principorum). Non basta dire: siccome gli Shuttle volano, il mondo esterno è razionale: un processo induttivo rimane sempre previsionalmente probabile, non apodittico. E se ce lo dice la logica stessa…
- Ma insomma proprio non ti va bene niente!
La ricerca della verità, l’amore per la verità, se perseguito con rigore, non ammette preferenze: mica la verità è democratica! Mica la verità è simpatica! Non siamo mica a Mapletown! E potrebbe perfino essere che la verità non sia umanamente concepibile.
Quando sento qualcuno, sopratutto qualcuno che ha autorità ‘difendere la Verità’ mi viene un brivido lungo la schiena e penso: costui sta contemplando con amore il mistero che tutti avvolge o si sta armando di una parola che incute soggezione per difendere il proprio mondo, cioé universalizzare sé stesso? Hegel, nella Fenomenologia dello Spirito compie la più emblematica assolutizzazione dell’Io, pur non riferendosi al suo Io individuale.
- Ma senti: davvero è così importante lacerare il velo di Maya?
E’ una domanda paradossale, essendo impossibile: l’illuminazione del Nirvana a cui i monaci di prima tendono ma che mi pare siano ben lontani dal raggiungere, infarciti come sono di dottrina, coincide così precisamente con il nulla da essere semplicemente niente.
Ma allora perché accanirsi? Enjoy, carpe diem!
Invece di allargare i fori delle tarme con le dita, metterci la famosa supermegatoppa e vivere sereni? Sono due atteggiamenti non solo comprensibili ma che sicuramente si alternano in noi continuamente. In fondo, esistono al mondo moltissime prospettive abbracciate consapevolmente o inconsapevolmente; e molte di queste, pur essendo incompatibili, grossomodo funzionano, cioé permettono di vivere e convivere benone. Il pragmatismo è quell’atteggiamento per cui si prescinde dalla congruenza di un sistema e lo si apprezza nella misura in cui funziona. Ecco che allora, nella nostra metafora, la maggioranza delle persone chiede di ricevere dei filtri prismatici affinché il proprio fascio di luce possa confezionare i fenomeni ammansendo quello stupor iniziale del bambino di fronte all’ignoto. Del resto, se proprio con la ragione perveniamo al relativismo, cosa c’é di più ovvio che abbracciare una fede? Io, ad esempio, sono ateo per fede. Ma il punto è: chi ha scelto la mia fede? E perché? Cui prodest?
Lasciar scegliere a qualcun altro non è dignitoso.
Personalmente, non assolutizzo il valore della mia vita ritenendola degna in ogni condizione (magari intubato, chiuso in un campo di sterminio, o retrospettivamente nascendo in un orfanotrofio dell’est) e quand’anche accettassi di vivere in condizioni indegne, comunque spenderei ogni respiro per vivere la vita più lunga e bella possibile.
Il valore della vita implica la sua dignità. Una vita meramente biologica, a mio parere, non soddisfa veramente la dignità umana: io sono io per la mia interiorità, prima ancora di essere il mio sistema digestivo e circolatorio. E non basta: io non sono mio se la mia interiorità è coltivata dalla cultura per rendermi devoto consumatore di colpe e beni superflui.
- Cosa centra la scelta di un paradigma con la qualità della vita?
Due motivi, di cui ognuno a sè bastante: ogni scelta che facciamo e quindi ogni nostra azione è la conseguenza dell’elaborazione degli stimoli dell’ambiente all’interno del nostro mondo rappresentazionale (di cui un paradigma fa parte). E perché il modus, l’atteggiamento con cui ci poniamo nel mondo può cambiare radicalmente la medesima esperienza. Il paradigma ideologico è un ingranaggio dentato che si addentella all’impianto valoriale. Ma sotto a tutti questi costrutti c’è la vulcanica vita degli istinti. Pensiamo all’amore, a come questo potentissimo sentimento di origine istintiva venga manipolato a stadi sublimatissimi nell’esperienza erotica, artistica, politica, religiosa.
La sistematica manipolazione dell’innocenza.
Il fatto è che queste credenze, o sono inculcate quando siamo bambini o si addentellano sull’impianto valoriale. E’ questo addentellamento che rende molto simile scegliere di cambiare la propria fabula ideologica o religiosa all’optare di amare o non amare una persona: è del tutto impossibile deciderlo razionalmente. Per ottenere questo addentellamento, allora, le autorità politiche e religiose puntano a condizionare la vita degli individui fin dalla nascita: non c’è niente di più facile che le pubblicità per i bambini, perché sono destinatari facili da suggestionare, non avendo ancora sviluppato un bagaglio critico. Quello che si assorbe da bambini si installa a monte delle barriere critiche che più avanti si formano; perciò, come un virus, sorveglierà che ogni barriera successiva lasci disponibili quei dentelli su cui agganciare dei paradigmi di controllo. Vuoi un esempio, vero? Se a un bambino viene inculcata la sottomissione nei confronti del genitore non perché egli merita rispetto ma perché egli riveste il ruolo di autorità, questo individuo, diventato adulto, porterà rispetto a chi lo governa a prescindere che questo rispetto venga o meno meritato.
Il paradosso di un’estetica dogmatica.
La mia ragazza è la più bella del mondo, seconda a lei sarebbe solo un frullato di Vida Guerra e Littizzetto. Ma per fortuna non la pensano così altri 2,5 miliardi di uomini, altrimenti la pressione selettiva sarebbe angustiante. Perciò la mia mente siderale, apparentemente imperturbabile, mi ammonisce di essere preda di una distorsione precambriana, ma ne sono ben lieto: Sarah non esige l’adeguazione agli studi di settore, non minaccia l’inferno per una sega, non lancia fatwe se torturo l’ermeneutica biblica: perché l’estetica non è dogmatica. Se invece l’eros sublima nell’ethos, la fabula diventa coatta. E l’anima, da impalpabile imperscutabilità oggetto di un’adesione di grazia e di fede, diventa l’armatura di una cellula embrionale, immortalata a colpi di revisioni parlamentari. Perché è questa la differenza tra l’affabulazione dell’arte e l’affabulazione religiosa: la religione relega il mistero nell’armatura del dogma e, come da etimo, lega i popoli.
Convinzioni e convenzioni.
Diverso discorso è per i gusti e le convenzioni: la consapevolezza che sono passeggiere, rende facilissimo intercambiarle, e l’esempio più lampante è la moda. In questo caso l’uniformizzazione segue le regole del riconoscimento tribale, dell’identità di gruppo. Ma il de quo è solo un pretesto: se la moda cambia, i gusti della massa cambiano di conseguenza. Se invece si sostituisce un simbolo religioso o un leader, i seguaci ne vengono profondamente turbati. La moda, quindi, e in generale i codici di appartenenza tribale, sono convenzioni percepite come tali. I paradigmi di massa, ma sopratutto le convinzioni implicite in una società, sono invece adesioni involontarie a fabulae assolutizzate.
- Quindi l’uscita di sicurezza è nell’arbitrarietà del gusto?
Il senso di individualità e il buon gusto, l’anticonformismo e il conformismo della moda è comunque una dialettica socioculturale. Il buon senso anche proviene da una ragione stemperata di saggezza quotidiana, sempre impregnata di immaginario collettivo. Sicuramente la conoscenza di paradigmi differenti, conoscere persone che vivono diversamente, aiuta moltissimo. Ma non è detto, anzi: è stato tante volte detto che ci sono delle imago (convinzioni di base, opzioni fondamentali, pulsioni innate) universali. Ma qualunque cosa fossero una volta, ogni mito, ogni archetipo, è ormai dissolto nello stereotipo globale de:
La Chiesa Catodica.
L’angoscia della libertà di pensare, viene sedata da un piccolo focolare che riscalda ogni più privato ambiente domestico. Ma questo fuoco è una cineseria, un ologramma kitch dove scorrono le stesse telenovelas, gli stessi paterni sorrisi presidenziali, gli stessi packaging industriali. Le reti televisive sono poche: la proporzione aritmetica con il numero di bloggers, forum di discussione e testate indipendenti della Rete le rende meno plurali delle quattro dita di Topolino. Perciò, il focolare domestico è reso inespugnabile ai singoli per via dei vertiginosi budget pubblicitari e delle redazioni. Ma sposta masse intercontinentali di esseri umani a mangiare da un unico McDonald’s, a bere lattine, fumare pacchetti, bruciare petrolio, sfogliare i cataloghi dei modelli imperanti; per conformarsi volontariamente a una visione del mondo fotocopiata. Credenze, principi etici, il linguaggio, la moda, le angoscie, perfino l’individualismo confluiscono tutti lì: in camera tua.
Il Grande Parente.
La televisione è intimo parente di ogni bambino come Hello Spank, è il saggio nonno di ogni famiglia come Costanzo, è l’unica amante a cui ogni single rimarrà per sempre fedele come la scopa Pippo. Così, oltre ai prodotti, alle mode, alle abitudini, vengono universalizzati i paradigmi ideologici e religiosi, e impiantati gli stessi parametri di riferimento con cui l’umanità giudica e vive. Il mondo onirico di miliardi di individui viene targettizzato dentro una cornice più piccola dell’alba di Monet, meticolosamente ritagliata a misura degli status quonazionali o multinazionali. Tanto per restare tra noi: in una Italia ucronica disegnata da Cronemberg, laddove dei decreti legge imponessero l’ora di televisione, (oltre al canone) la nostra democrazia opaca diventerebbe un regime trasparente.
Ma se la cultura è l’assolutizzazione di una fabula e l’origine della tua cultura è l’ologramma catodico, il tuo mondo interiore è stato confezionato da un palinsensto.
E così, anche una donna colta valuterà la propria bellezza sulle misure di veline fotoritoccate. E se un capo di un impero finanziario e di un governo raggiunge il suo thelos, il suo fine ultimo nell’infilare gettoni di presenza in una vagina, e non viene immediatamente sotterrato dalla compassione dal popolo (dal popolo cristiano, dal popolo che ha famiglia, dal popolo che lavora duro, dal papa e da ogni intellettuale moderato) è perché il volgo proietta sul Re il suo volgare ideale.
Un ideale coltivato in un ventennio di stettazzamenti catodici.
- E se io voglio diventare libero?
Basarti sul confronto intersoggettivo certamente non ti libera. Se le società moderne, tramite il delirio catodico universale, sono intimamente conformate dal potere (un bellissimo sconosciuto libro di Hoevels si intitola appunto: religione: delirio collettivo) sperare di smascherare con l’amico Sufi o leggendo gli sproloqui di Yuri su facebook, le affabulazioni delle “ombre parlanti, è come interrogare sulla verità coloro che guardano le stesse ombre proiettate sul muro.” (Platone, Repubblica, VII 515)
Autoanalisi …ovvero farsì in casa il tagliando della Smart?
O osservazione interiore, che razionalizzata diventa metaconoscenza, è una pista preziosa. Nel momento in cui cominci a discernere interiormente le tue emozioni pulsionali - senza ovviamente reprimerle, ma anzi con profondo rispetto - e quali imago le mascherano, forse anche tu scoprirai che c’è dentro di te: qualcuno.
- Qualcuno?
Sì. Un’antichissima entità che, sotto spoglie reprimibili ma ultimamente incoercibili, a dispetto della tua più sofisticata ragione, vive la sua disgraziata vita: perché è a lei che il medium parla - non a te - per evocare quelle ingiunzioni radicate nell’infanzia e farle girare la pala. E quando tu dormi, finalmente, è libera di esprimere la sua sfrenata spensieratezza, nei phantasmata dei sogni. E, a ben guardare, ha il familiare faccino del tuo ‘Te’ bambino.
Credo sia quello che Freud chiama ‘Es’, e che le neuroscienze situano nel sistema limbico rettiliano e ritengono attivo quando il cervello produce onde Theta. E’ lei, forse, che ha ispirato il daimonion socratico, l’evangelico ‘rinascere bambini’, l’anima aristotelica, il diavolo tentatore che compare ai santi, le possessioni, l’homunculus cartesiano, il buon selvaggio roussoiano.
Ciao, io sono una testa. (…di c****)
Dietro agli occhi e alla fronte percepisco il mio io, che genera un flusso di coscienza; il quale a sua volta fa sorgere davanti a me quel mondo fenomenico i cui colori caleidoscopici vengono composti da:
Una scimmietta che mi sta accucciata in pancia.
E’ lei che ciuccia dalla tv, dal cioccolato e dalle sigarette per sedare la sua tenera inquietudine. E che giocosamente e nevroticamente salta, strilla, dorme e sguazza, rendendomi la vita sicuramente più interessante e spassosa; sopratutto adesso che so quanto ha bisogno di affetto e che mi prenda cura di lei. Sopratutto quando mi si rivela una sacra apparizione, un orco, un amore perduto, un senso di colpa, un sacro dovere, uno status symbol irrinunciabile.
Mi chiedo, quale sarà il tuo cucciolo intimo, il tuo… self-pet: un gatto, un criceto, un armadillo o un furetto? Chissà quali deliziose, arcane fantasie rivelerebbe!
…
E se glielo provassi a chiedere?