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(per ora non funzionano!)
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    Integrità edonista, yes we can.

    La coscienza non è culturale, ma culturale è il suo contenuto.
    L’essere umano è geneticamente programmato per sviluppare il senso del bene e del male: solo in presenza di gravi patologie psicocerebrali scompare il nostro giudice interiore; che poi questa coscienza la si chiami Super Io, imperativo categorico o anima immortale figlia di un padre celeste, questo invece sì che dipende dal nostro humus culturale…

    L’etica sadiana
    Ben rappresentata da Alex di Arancia Meccanica, non sfugge all’ingranaggio coscienziale: perseguire il proprio piacere e potere calpestando la vita degli altri stravolge completamente la scala valoriale del senso comune, ma implica comunque un giudizio morale! Alex (o Marylin Manson, o Dell’Utri…) sono liberi di compiere solo il nostro male, il male di molti ma non il male di tutti: non il male di chi amano. E quantomeno amano se stessi.

    Etica immolativa
    L’estremo opposto all’etica sadiana, comune al martire, all’eroe e al terrorista: è l’amore incondizionato per un soggetto diverso da noi stessi (che sia un dio, la patria o la rivoluzione non cambia) a cui siamo disposti a sacrificare tutto il benessere personale, l’agio, la salute, fino alla stessa nostra sopravvivenza. A ben guardare, una tale ideologia, dal momento che si pone come valore assoluto, comporta il sacrificio di sé e degli altri. Che ti ammazzi un terrorista profondamente convinto che sta compiendo un gesto eroico in difesa del bene assoluto o un mafioso fedele alla cupola… tu sempre crepato, stai.

    Rassegnati al grillo parlante che è in te
    Se anche un Freud, ateo figlio del positivismo, dà una fondamentale importanza all’istanza psichica che ci giudica, che ci da il senso del bene e del male, e non la eludono neppure i due antipodi etici dell’edonista radicale e dell’immolato eroico, eh sì… ce dobbiamo proprio stà!

    Tutto sta a trovare l’equilibrio
    Tra una sano egoismo e un costruttivo senso del sociale.
    E il trucco della menzogna non funziona. Disattendere ai nostri principi morali (quali che siano) ci conduce inesorabilmente al disgusto per noi stessi, anche se riusciamo a ingannare qualunque altra persona con un’immagine di coerenza adamantina. Di fronte al nostro giudice interiore l’unico avvocato difensore è la rimozione – una sorta di menzogna intima – che però ha un effetto devastante: il rimosso non scompare, giace nella nostra carne imputridendo e sabotandoci finché non gli rendiamo giustizia. (Questo è il sapore che rende immortale la tragedia greca)
    In altre parole, per sopravvivere a noi stessi, per avere la migliore chance di vivere felici, dobbiamo prendere molto seriamente la faccenda della coerenza…

    Integrità minima, ma forte e chiara.
    Anche tentare (o meglio essere tentati da) una coerenza assoluta, sistematica, è una nevrosi titanica: perché siamo animali, siamo crocevia di istinti poderosi e selvaggi, che se la ridono dei nostri giudizi e buone intenzioni. (Tu chiamale se vuoi emozioni…)
    Pretendere una coerenza normativa assolutista ci conduce dritti all’autodistruzione.
    Di fronte a noi stessi, ci conviene sinceramente sforzarci di essere integri, cioé eticamente coerenti, però benevolmente tollerando che partiamo da una, ehm, ‘natura naturale’.

    E la morale della morale?
    Principi qui, principi là, etica della vita Vs etica della morte… mandali pure tutti affanculo, questi sapientoni dell’acqua al mulino delle lobby, perchè quello che non ci perdoniamo è di far male a chi amiamo, questo è il succo! (Il succo dell’albero del bene e del male!)
    Per amare qualcuno – e non amare sì che è mortale – dobbiamo mettere in conto di sacrificare una parte di noi (tempo, volontà e libertà) da regalare a favore di chi amiamo. Eros è il nome dell’amore quando è desiderio e bisogno, Filia è l’amore dell’affinità; agape, per la tradizione occidentale, è l’amore donativo. Quello che presenta il conto è il terzo, l’amore generoso, la dedizione, l’offrirsi amorevolmente.

    Se mi conosci sai che io non sono certo dedito ad alberonistici buonismi. Perciò, come dire, se un libero (per non dire libertino) pensatore come Yuri riconosce il valore dell’agape, beh…

    Ma mi raccomando, senza esagerare!
    Governati dai più cinici, dai più ambiziosi e viziosi, veniamo bombardati fin da bambini dalla celebrazione della bontà eroica. Nel linguaggio artitotelico: virtù del politico è il cinismo, virtù del popolo è la devozione. Ma neanche per idea… impegnarsi ad amare generosamente non ha niente a che fare con la mitezza, l’umiltà, la sottomissione verso i troni: non dobbiamo obbedire a dogmi, ideologie e comandamenti discesi dal cielo, ma amare generosamente le persone concrete con le quali stringiamo dei legami familiari, e che hanno verso di noi la stessa benevola intenzione.

    Onestà negli intenti
    Rispetto egualitario
    Disponibilità a darsi

    Zacchete! Oplà! Ammazza che semplice, questa morale… Eppure sono convinto che questi siano gli unici presupposti onesti a partire dai quali fondare un’etica costruttiva per noi stessi e il nostro prossimo, una coerenza raggiungibile e equilibrata, ecco; insomma, per integrarci… ehm… con integrità.





    Yuri Radaelli sostiene l'umanesimo laico

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