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Spataffiata sulla web-democracy.

Per me, la democrazia è la negoziazione del potere tra le classi di una società produttiva, che garantisca ad ognuno benessere e libertà.
La coscienza di classe marxiana è un passaggio di maturazione sociale inevitabile affinché una classe riconosca il proprio potere e possa quindi sedere al tavolo delle trattative. Ma, affinché l’individuo possa modificare il proprio status sociale (sulla base non del ceto di appartenenza o di altri privilegi acquisiti, ma in forza del proprio lavoro) deve potersi autodeterminare tramite le libertà fondamentali, e sapersi autodeterminare tramite la conoscenza.
Insoma, voglio dire che, per l’autodeterminazione dell’individuo, non occorre solo che egli sia economicamente e politicamente libero, ma anche consapevole dei propri diritti e politicamente maturo.

Da questo assunto, i principali strumenti per la democrazia reale, sono:

Per garantire la libertà:
1) Stato di diritto: l’autonomia politica del sistema giudiziario scongiura l’accentramento del potere nel governo
2) isonomia: cioè l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge
3) politica diretta: partiti diversificati, referendum, elezioni dirette, autonomia delle rappresentanze sindacali

Per favorire la consapevolezza:
4) pluralismo dell’informazione
5) accesso facilitato alla cultura

L’influenza del governo sul CSM ha tradito lo stato di diritto. L’immunità delle alte cariche, i tombali e le amnistie sono la fine dell’isonomia. Il sistema bipolare ha appiattito il parlamento nel balletto tra due poli populisti, senza nessuna reale voce di dissenso.

I MASS MEDIA COME STRUMENTO DI CONTROLLO PSICOLOGICO
Tutto questo è possibile attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione di massa: televisioni e stampe nazionali, principalmente.
Appannaggio della plutocrazia, filtrano le informazioni, diffondono valori consumistici, incantano la massa frustrata proiettandola in un paese dei balocchi dove impera volgarità e luogo comune. Noi, schiavi inconsapevoli, risciacquati dal mainstream, ci convinciamo ad essere brutte se non siamo anoressiche e siliconate, e che mangiando porcherie come il Magnum si diventa oggetto di piacere per gli uomini; ammorbiditi dalla Chiesa Catodica, pensiamo che i valori siano il sesso e il successo dentro, e la famiglia e il buonismo in facciata. E così, ben centrifugati, veniamo stesi al sole: ammirando la pompa magna di cardinali, divi e politici, che dovrebbero servirci, non asservirci; e ci assuefiamo al capo carismatico che fa le bravate, pensandolo ingenuo ad aver assunto come stalliere Vittorio Mangano, che Borsellino riteneva, sulla base delle dichiarazioni di Buscetta, essere uomo d’onore della famiglia Calò; e che quando è morto in galera Berlusconi lo chiama eroe.

LA RETE E’ UN PERICOLO, PER UNA OLIGARCHIA PLUTOCRATICA
La Rete, al contrario, è un medium particolarmente adatto a favorire il pluralismo e il facile accesso alla cultura, e si presterebbe a strumento di politica diretta.
Per questa ragione, prevedo una sistematica ondata demonizzante contro Internet: dai media tradizionali verrà sempre più associato al caos dell’illegalità fuori controllo – ma lo spam e la burocrazia cartacea, piaga per utenti e cittadini, non desta interesse – per giustificare i tentativi di imbavagliarlo.

L’INTERAZIONE CONTRO IL MONOPOLIO
Nel frattempo, però, gli individui interattivi, condividendo pensieri e risorse, potrebbero diffondere una nuova coscienza di classe: la Rete ha il diritto di sostituire la burocrazia del vecchio fax (PEC), la Rete ha il diritto di impoverire l’impero delle Mayor, che riducono il cinema a consumo anonimo (P2P), e il diritto di spezzare il monopolio degli operatori telefonici (VoIP).








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