28 Luglio
La dignità di una fettina di torta
Patto sociale, stato di diritto, equità fiscale…
L’ingranaggio giuridico delle nostre democrazie si fregia del titolo: ‘la Giustizia’.
Secondo me sarebbe più corretto chiamarlo ‘la padella’, per distinguerlo dagli ingranaggi di controllo sociale dei regimi non democratici, che definirei ‘la brace’.
1) Lavorare cinque gg. su sette per undici mesi è giusto?
Se ti guardi in giro (a volo d’aquila), la maggioranza delle persone non ha un corpo atletico: ha un corpo boviniforme. Qualcuno si ostina a pensare che siamo a immagine di Dio (Dio mio, che pena mi fai a immaginarti crocifisso obeso: oltre il danno anche la beffa) ma certamente nessuno si sogna che discendiamo dalle mucche. Siamo mediamente deformi perché il nostro corpo è costruito per muoversi, camminare, arrampicarsi: non per stare otto fottute ore stravaccati su una seggiola. (La brace in tal caso è avere il culto nipponico del lavoro o l’assenza di sindacati come in Cina o nel Cile del fu Pinochet)
Ma quanto tempo abbiamo per noi stessi? Se escludiamo l’orario di lavoro, l’ora di traffico quotidiana, i mestieri di casa il sabato mattina e le numerose vessazioni amministrative, code in posta e al supermercato, (e non voglio considerare le ordinarie calamità: figli, genitori anziani, influenze e scioperi dei mezzi) ci rimangono 5 ore tutte nostre, di cui almeno una la passiamo a mangiare e cagare.
La libertà di cui godiamo corrisponde esattamente alle ore d’aria dei detenuti di un carcere: 4 ore di vita al giorno. (E magari due di queste quattro ore… ancora una volta stravaccati davanti a una pay TV!)
La cosa più assurda è che la disoccupazione è all’8%. (Ed è da starci allegri, la Spagna è al 20%) Non sarebbe allora più carino lavorare meno e lavorare tutti? Impossibile, se la gente comune come noi guadagna 20 mila euro all’anno (la media di 30 mila euro annue comprende anche Tronchetti Provera) e il costo di un affitto a Milano (per non parlar del mutuo) è di 10 mila. (Ach, gli affitti non scioperano!)
E’ il bello è che farci lavorare è un favore… Mi viene in mente quando da bambino mi dicevano “non lasciare gli avanzi nel piatto, pensa ai negretti dell’Africa” che oggi è evoluta in: “non lamentarti delle tue ore d’aria, pensa ai cinesi che non hanno manco i sindacati!”
2) il 50% del nostro lavoro va allo Stato, non al datore di lavoro
Berlusconi dice che pagare il 50% di tasse è disonesto e da il diritto a evadere… Il fatto è che se a un’azienda costi più del 50%, è ovvio che ti retribuisce meno… Ugualmente, la mia partita iva ha tasse del 50%, ma siccome non ho il potere mediatico e legale di Berlusconi per esportare capitali in società off-shore, se produco il nero esco dalle medie di settore. (E scatta quasi automatico il controllo fiscale, il quale di per sé è sempre un enorme danno economico anche se non avessi mai fatto nulla di irregolare perché per l’inversione dell’onere della prova sono obbligato a provare la mia innocenza producendo dei giustificativi complessi e onerosi che mi devasterebbero, e che non vengono risarciti qualora provassi la mia innocenza.)
Però nelle mie fatture sono tenuto a indicare il dettaglio delle voci. Invece le tasse, sono totalmente anonime: Irpef, Ilor, Irap e Irpeg sono i nomi degli Avatar alieni che qualche credulone pensa essere all’origine dell’esistenza della nostra specie. Sì certo, sono le imposte sui redditi, consumi, immobili, auto, spazzatura, ma usati come, da chi e per cosa? Come mai non ci viene fatto un bel consuntivo, indicando la percentuale utilizzata per l’Esercito, quella che finisce in tasca al Governo e alla Chiesa, e quella effettivamente utilizzata l’anno precedente o in previsione per l’anno in corso, necessaria all’erogazione di servizi e sovrastrutture, o impiegata nella cultura? Non pretendo sapere addirittura per quali enti, regioni, ponti, ministeri, guerre: solo qualche cifra generale… Ma scritta nell’Unico 2011.
3) Pagare le imposte sul reddito e poi pagarle sui consumi significa pagare due volte
L’IVA è un’imposta sui consumi, ma poi c’è l’ICI sugli immobili, il bollo dell’auto, dei tabacchi, dei titoli, le marche da bollo, le rette scolastiche… E dopo aver pagato le imposte allo Stato, alla Provincia, al Comune e per ogni cosa che si produce, possiede e consuma, saliamo su un tram e paghiamo ancora il biglietto? Io credo che ridendo e scherzando (si fa per dire) lo Stato incamera i tre quarti del nostro lavoro, cioé del nostro tempo, impegno, capacità, energia: i tre quarti della nostra vita, insomma.
4) Stato Vs cittadino
Che lo Stato sia contro di noi è lampante. Se tu sbagli qualcosa, prendi una multa, una sanzione, la galera, insomma la paghi. L’altro giorno passavo con la mia ragazza spagnola in via Torino: stavamo attraversando le strisce, eravamo a metà della strada. Un’auto della polizia ci blocca lì passandoci davanti, sulle strisce, quieta e solenne come un carro funebre. Il poliziotto alla guida ci getta un’occhiata che esprimeva più o meno: ‘so che siete due farabutti e avete la mariuana da qualche parte, ma sono al telefono e c’è caldo, quindi per questa volta la passate liscia’. Effettivamente guidava con la mano del cambio che reggeva all’orecchio un cellulare. Qui non si tratta di ‘mele marce’: si tratta di strumenti di diritto. Cosa avrei potuto fare? Registrarlo con un telefonino? E’ vietato riprendere le forze dell’ordine durante l’esercizio delle loro funzioni. La mia parola contro la sua? No comment. Prendere il numero di targa? Sporgere denuncia? Ma figuriamoci se, a fronte delle ben più gravi ingiustizie, si potesse perdere tempo per una sciocchezza simile! Non so se anche tu hai mai avuto a che fare con l’Agenzia delle Entrate: dalle nove di mattina code interminabili, codici assurdi, protocolli kafkiani… Ma non esiste da nessuna parte una specie di ufficio reclami a cui scrivere: facciamola finita, ditemi quanto devo pagare ma non fatemi perdere tempo, fatemi pagare online e sparite! Quando lo Stato deve prendere soldi, funziona come un buldozer: cartelli di divieti, multe, Erario. Quando si tratta di adozioni, inquinamento, degrado, vigilanza, burocrazia, sei solo contro una macchina dagli ingranaggi anonimi e fatali.
5) gioie e dolori della vita metroquotidiana
Le città aumentano e tendono a unirsi ai comuni senza soluzione di continuità creando un mantello ininterrotto di cemento, come nella provincia di Milano, Calcutta, Rio. La creazione di loculi abitativi ortogonali disposti l’uno sull’altro, lo sviluppo verticale degli edifici, marciapiedi e regole stradali, sono conseguenze di una razionalizzazione necessaria a permettere la convivenza di individui superiore ai 500 abitanti per chilometro quadrato (dieci volte la media globale). Milano ha una densità demografica di 7.123 abitanti per km², superiore perfino a New York, che però ha il quadruplo degli abitanti. Certamente sono molti i benefici conseguenti al traffico stradale, come gli incidenti; alla folla pedonale, come l’anonimia; all’asfaltizzazione, come l’effetto isola di calore; alla contaminazione atmoferica e acustica, come il cancro e le malattie cardiovascolari dovute allo stress e il disfacimento dell’ecoclima. Tutto questo crea molti benefici, dicevo: per zanzare, mosche, topi, scarafaggi e piccioni, i quali trovano in città un ambiente di proliferazione ideale.
6) Alimentazione industriale
Non sarò mai io a rimpiangere un passato bucolico - del resto mai esistito - o a demonizzare l’avanzamento tecnologico, che pure nella produzione alimentare ha raggiunto poderosi progressi; ma a osservare come questi progressi si indirizzano alla fabbricazione di prodotti alimentari sempre più gustosi ma malnutrienti. Sale, zucchero e conservanti sono presenti ovunque, dagli affettati ai biscotti. Perfino il pane è reso bianco da un colorante autorizzato. Gli OGM, sui quali in linea di principio non avrei nulla da dissentire, sono la risposta alla crescita della domanda mondiale; com’è che allora la sovrapproduzione costringe la cenerizzazione di tonnellate di cibo?
Ripassino finale
Perché lavoriamo tutto il giorno pur esistendo un alto tasso di disoccupazione?
Perché veniamo costretti ad ammazz – ops: ammassarci nelle città nell’era di internet?
Perché lo Stato ha bisogno dei tre quarti del nostro lavoro e ciononostante il debito pubblico aumenta e i servizi erogati non rispondono al cittadino?
La risposta è semplice:
E’ il parlamento, che dovrebbe difendere i cittadini, che gli conferiscono potere: sovrintendendendo all’applicazione dei diritti costituzionali e garantendo l’equità sociale tra il singolo individuo e i potenti, le holding, le grandi compagnie, i trust, i colossi, la banca, le corporation, la grande azienda, la grande industria, il grande capo, la grande potenza, the big one, insomma gli ingranaggi anonimi.
Invece si accorda con i potenti per spartirsi la torta.
Noi siamo la torta.
Quindi che faccio?
Beh, a parte vivere piacevolmente alle Canarie e studiare su Wikipedia, sfrutto la mia intelligenza per emanciparmi dai condizionamenti della cultura televisiva, quali: ’se lavoro poco valgo poco, senza auto è impossibile, se non faccio un figlio adesso allora quando, se pensi male di Berlusconi sei di sinistra, l’aspettativa di vita tanto aumenta sempre, non è che siamo in troppi è che le risorse sono mal distribuite, in fondo qualcosa dopo la morte deve pur esserci.’
La consapevolezza è una fottuta questione di dignità.